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Phersephonae ~ A volte penso che appariamo agli altri con una sola immagine, certamente parziale, mentre in noi convivono le varie età, disordinatamente, insieme ai pensieri, alle parole,a quelle dette e a quelle immaginate.. penso che di noi offriamo solo un'inquadratura, più o meno fedele, ma una, ed una alla volta. Invece siamo una folla, ed un solo nome ci sta stretto. Per fortuna, c'è la memoria. La nostra, e quella degli altri che incontriamo o solo sfioriamo lungo la strada... ed anche le storie che in un modo o nell'altro, tramite lunghe discussioni o brevi ma intensi istanti, conosciamo. Romanzi, novelle, racconti, scritti da leggere o anche fatti di parole e suoni da ascoltare.. Mi piace leggere, spesso leggo in fretta, poi torno indietro e assaporo con calma, e a volte mi sembra che solo attraverso la lettura riesco a vedere, a sentire, aldilà delle immagini e delle impressioni fugaci.. ed è per questo che sempre più spesso, poi, mi capita di pensare che c'è l'"oltre", oltre l'istantanea, oltre l'attimo, oltre ciò che mi appare. E dunque uno sguardo non è solo quello che vedo, ma anche un universo di storie non raccontate, una mano è un contenitore di un cuore, un'espressione della voce conserva in sè il ricordo della propria vita, dietro una frase infine c'è ancora, forse, tutto un passato, fatto di tante istantanee che aspettano solo di essere viste. | 21:41 | commenti (7)
Phersephonae ~
Ancora le tremava il cuore, da qualche tempo a questa parte sentiva forte il peso della sua vita inseguita,braccata. Il cuore delle donne è davvero abisso imperscrutabile, anche se ad occhi acuti e sinceri non può certo sfuggirne il fondo, profondo ma cristallino, mai placido lago, ma onda e risacca, sciabordio leggero e perenne. Aveva creduto, forse davvero, che quello potesse essere il fondo giusto , l'incontro ideale, due anime che si sfiorano, si odorano, si accostano timidamente e poi si riconoscono di colpo. E aveva lasciato, inerme,che l'onda prevalesse, fulminea, ghermisse la battigia, trasportasse con forza, lasciando dietro di sè solo una distesa umida e liscia. Come se il passato non le appartenesse più, come se si potesse scrivere una vita nuova sull'arena mordida, in quel preciso istante. E invece la risacca l'aveva risucchiata ancora, ed ancora inerme s'era lasciata trasportare. Aveva, è vero, tentato di opporre resistenza con una serie di speranze di quiete, di sole leggero, di brezza serena, ma la risacca era stata più forte, anche del suo desiderio remoto, ed ora le tremava davvero il cuore e desiderava solo fuggire, arrampicandosi anche su scogli aguzzi, anche a ferirsi i piedi, ma liberarsi dalle catene, da vincoli tristi, da promesse pesanti come catene di ferro. Fuggire via, a gambe levate, dai suoi occhi pietosi e spietati, dalle sue parole non dette, da lacrime non versate, dalle sue mani tenaci che la circondavano, moltiplicandosi come per magia o per incubo. Forse desiderava solo spezzare l'incantesimo, rompere a martellate lo specchio cattivo che da qualche tempo le rinviava un'immagine di sè che non le appartenenva. Perlomeno, non più. Ed ammettere che, ancora una volta, era condannata a bastarsi, senza nemmeno accontentarsi più di tanto. L'eterno mare in cui fluttuare, sola, pagando il doloroso prezzo che ben conosceva. Lasciando dietro di sè una lunga striscia di sabbia nuova. ...e questo è dalla parte di lei. | 19:53 | commenti (15)
Phersephonae ~
La guardava con lunghe occhiate oblique, accennando una carezza furtiva ogni volta che poteva. A volte indugiava nel silenzio, soppesandone i lievi, quasi impercettibili movimenti del viso, quel leggero increspare del naso, la curva diseguale del labbro superiore, il pallore diafano delle guance scarne, la timida profondità degli occhi. Spesso le si accostava, spalla contro spalla, appena sfiorandole ora le braccia, ora le piccole mani da bambina, un pò arrossate dal freddo, forse leggermente ruvide, per lui terra di conquista, promessa futura, attesa trepida. E poi d'un tratto si scostava, bruscamente, valutandola, forse chiedendosi se fosse vero, o se fosse vera lei...e per convincersene la chiamava, senza motivo apparente, solo per il gusto di pronunciarne il nome, quel nome assoluto, rotondo, che tuttavia aveva la sensazione dolorosa gli sgusciasse dalle mani, dalle labbra, per volare via lontano, come animato da vita propria, lontano da lui, dal suo amore disperato e spaventato. L'amava, non v'è dubbio, l'amava con forza, aggrappandosi a lei come un naufrago alla boa, stringendone i contorni sfumati, temendola e tenendola stretta a sè, desiderando con intensità quasi dolorosa la sua attenzione, la sua attrazione...l'amava con determinata certezza, come se davvero credesse potesse appartenergli per sempre. | 22:07 | commenti (6)
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Metamorfosi di una farfalla
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