Metamorfosi Di Una Farfalla.

Phersephonae ~ lunedì, 28 marzo 2005

Mi piacciono le feste di Pasqua, mi piace l'atmosfera che si respira fiutando l'aria, quell'odore di sole appena nato, profumi di dolce e salato si mescolano in un tripudio olfattivo che mi dà gioia, energia, voglia di nuovo.

Dopo il lutto del venerdì, le cupe processioni tra sacro e profano, la banda a morto, la luce tremolante dei ceri ad illuminare il sepolcro  e i  fiori sciupati dall'aria greve di suppliche e lamenti, dopo il silenzio del sabato,  che rimbomba pesante nelle chiese listate di viola, arriva di colpo l'aurora, annunciata dalle campane delle veglie notturne, ecco la gloria esplode nelle strade, irrompe dappertutto, in un generale scartoccio di uova colorate, di agnellini schierati nelle vetrine delle pasticcerie, tutti sorridenti, alcuni pure con strane corone in testa e scettri tra le zampe, accucciati in fioriti praticelli di marzapane...

E' Pasqua, il passaggio è compiuto, il Mar Rosso è stato attraversato, il nemico sconfitto, la morte superata, siamo vivi, vittoriosi, esultanti... domani torneremo alle nostre giornate, alle corse e alle bollette da pagare, alcuni saranno schierati alla lotta, altri alla rassegnazione, altri ancora sbufferanno di noia, aspettando le prossime feste.  Non importa, oggi è Pasqua, di luce, di colore, di suoni, di profumi, di speranze, di rinascita.

Auguri, buona Pasqua a tutti.



| 10:22 | commenti (4)

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Phersephonae ~ giovedì, 17 marzo 2005

 

 

 

Cara Margherita,

è da tanto tempo che non ci sentiamo, ma io non ti ho dimenticato. Spesso mi torni in mente, avrei voglia di chiamarti, poi le giornate piene, le corse fino a sera, la routine quotidiana... questo mi distoglie dal prendermi cura delle cose belle che la vita mi ha regalato. Una di queste sei tu.

Tuttavia, non sempre abbiamo voglia di ricordare, vero, Margherita, e spesso ricacciamo nei nostri cassetti segreti facce, sguardi, sorrisi, persone che abbiamo incontrato lungo la strada e che magari ci fanno tornare in mente periodi diversi della nostra vita, forse ci costringono a fermarci, a pensare.... a domandarci se abbiamo dato la giusta attenzione a chi ce la chiedeva, o se abbiamo lasciato qualcosa in sospeso. E a volte non ci va proprio di dovere ammettere delle mancanze, delle superficialità commesse in nome di una vita in corsa.

Ti ricordi, Margherita cara, quando ci scambiavamo i vestiti, tu così alta e magra, io più rotondetta, un pò goffa, troppi occhiali, troppi piedi, eppure mi sembrava di essere così diversa, con i tuoi maglioncini addosso, più sicura, come se il mondo mi dedicasse più attenzione, come a te... perchè tu avevi uno stile tutto tuo, aggressivo che un pò intimoriva e che ti faceva ottenere tutto ciò che volevi fortemente, e spesso era tutto, e subito.

O quasi tutto, perchè infatti ti sei stupita più di me, quando Luigi ha cominciato a starmi dietro, non perchè lo volessi tu, ma perchè per la prima volta non eri la protagonista assoluta, ma una semplice comparsa. Non me lo hai perdonato, vero, lo so, non hai creduto a quella che ti sembrava fosse falsa modestia ed invece era autentica incredulità. E mi hai attaccato. Dura, sincera ma spietata, addolorata a tal punto da farti spuntare lacrime (di rabbia? di gelosia? di invidia?...di quale dolore?) copiose, te le bevevi, mentre mi accusavi di essermi allontanata, di avere preferito lui a te. Come se fosse possibile equipararvi e poi scegliere. E più tentavo di discolparmi più mi sentivo Giuda davvero.

Tu, poi, paga, ti sei placata, ma io già non c'ero più, a me il dolore rende diffidente, vado via per difendermi, quanto più l'accusa è ingiusta e surreale tanto più incasso senza replicare, ingoio tutto, come se mi si congelassero i pensieri, semplicemente non ci sono più.

E così siamo andate avanti, più o meno in guardia, ma i vestiti non te li ho chiesti più, e tu nemmeno. Forse era giusto così.

Poi, la mia partenza, inaspettata, un lavoro in un'altra città, tutto cambia. Passa il tempo, ci sentiamo sempre meno.

Fino a che, riordinando la libreria, mi trovo fra le mani un libretto di quei brani d'autore, oggetto in realtà di "sbrani", che impropriamente vengono raccolte sotto un titolo appioppato là per là, nel mio caso "L'amico". Non ricordavo di averlo, me lo avevi regalato tu, assieme ad una collanina, per un mio compleanno. Dentro, la tua dedica, ingenua e sincera, affettuosa come solo tu, irruentemente, sapevi essere. E così ti ho pensato, guardando il mare dalla finestra, ho sentito la tua vociona tonante, ho risentito le nostre risate, ho rivisto te  e me, così diverse, così vicine, così lontane.

Ho pensato allora di scriverti, Margherita cara, per dirti che nulla di quello che ci tocca di vivere è inutile, anche se poi la vita ci porta altrove, e che è bello davvero fermarsi a pensare, ci si sente il cuore pieno di dolcezza. Alla fine, sai, rimane il bene, e solo così si può far pace anche con i ricordi.

Dunque ti ringrazio, Margherita, per quello che mi hai dato e per quello che ci siamo date insieme, io non ti ho dimenticato, spero nemmeno tu.



| 19:35 | commenti (10)

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Phersephonae ~ mercoledì, 16 marzo 2005

 

Riusciva a vedere, anche se con grande sforzo, aldilà degli occhi.

Lontano dal cuore, accendendo solo i recettori della mente, sentiva echi che riportavano indietro nel tempo e nello spazio.

Avvolta nel silenzio d'ovatta che solo un ricordo può coprire, c'è un'immagine di bambina, con il sole negli occhi, lo sguardo aperto verso l'orizzonte, il cuore palpitante di attese, di stupori, di scoperte.

La bambina si sente l'unica al mondo, mentre salta correndo verso il mare, il vento ad accarezzarle i capelli, il sole a scaldarle le guance e la piccola anima, l'aria che la circonda in un abbraccio amoroso... e corre, e salta, e cade e si rialza, poi siede in riva al mare e scava fosse nella sabbia calda, convinta che stavolta troverà un tesoro nascosto, una cosa antica, una pietra preziosa.

L'onda lambisce la battigia, bagna i sassi e i pezzi di vetro levigato, e tutto assume un aspetto diverso, sfaccettature di mille colori rimbalzano contro il sole e la bambina ne fa incetta, riempiendosi le tasche, è il suo tesoro, il suo bottino del mare, non vede l'ora di riporlo tra le sue cose più segrete e più care, insieme alle conchiglie dell'anno scorso, che se le annusa ancora odorano di mare, le mattonelle spezzate, belle come antichi mosaici, i piccoli tritoni misteriosi, un pò di sabbia, e poi pensa : è questa la felicità.

Verrà l'estate.



| 19:54 | commenti (2)

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Phersephonae ~ giovedì, 10 marzo 2005

... riassunto delle puntate precedenti...

... dopo un bel periodo di pausa-lavoro (chiamiamola così), opportunamente coincidente con il massimo storico annuale delle spese varie, voluttuarie e non, finalmente si riparte con la benedizione materna dell'azienda, che ti riaccoglie tra le sue braccia amorose infiocchettandoti con un bel contratto a scadenza... ancora una volta.

Tuttavia, digerito il boccone con un  sorso di moderato ottimismo, ritorni sul famigerato posto di lavoro, baci, abbracci, bentornata, complimenti (di che? di continuare a tenere alta la bandiera della flessibilità che però fa rima baciata con precarietà?...) caffè d'ordinanza, oh, bene, ricominciamo, dove eravamo rimasti?..

Per il momento, niente badge (ovvio, sei un libero professionista, un prestatore d'opera intellettuale, mica un impiegato, vuoi mettere la libertà?...) e niente firme da nessuna parte, nessuna titolarità, nessuna assegnazione, tantomeno nessun ruolo, se non uno, generico, fumoso, da definire, legato ad un progetto consistente come un granello di sabbia, ma tant'è, ci hanno pure scritto una canzone, non lamentiamoci. Nessun buono mensa, nessuna tredicesima, quattordicesima, quindicesima, sedicesima... nemmeno un bacetto.

Ovviamente, leggera flessione allo stipendio. In meno, of course. Però mi viene riconosciuta la malattia e la gravidanza (nel mio caso un pò attempata). Meno male.

Tuttavia, a pensarci, ne guadagna la qualità della vita,  senza l'assillo degli orari, delle ferie da concordare, dei certificati da esibire, dei complotti da evitare, il tuo nuovo, magnifico ruolo-non ruolo ti gratifica del dono dell'invisibilità, perchè l'azienda non ti vede, non ti controlla, si fida di te e della tua professionalità. Ti ha richiamato per questo, oibò... apparentemente...

nella realtà sei più legato di un mulo alla cavezza, visto che se utilizzi la decantata flessibilità vieni confidenzialmente invitato a non dare l'impressione di essere negligente, ed è superfluo considerare che il collega di fronte a te, forte della sua poltroncina fissa, gestisce le sue giornate con rigore scientifico, scandendo le ore tra lettura attenta di tutti i giornali dell'edicola di fronte, telefonate assolutamente private di cui però delizia l'uditorio, nuvole di fumo aspirate con voluttà, sistemi di totoqualchecosa etc.etc... l'elenco sarebbe lungo e tedioso. E allora, che si fa? Dopo opportuno sfogo personale fluttuante tra la depressione, l'incazzatura, la perplessità, subentra uno stato catatonico di pace, in cui si raccolgono le idee e le si mettono in fila come pietroline colorate, e poi si ammira la bellezza dello Stretto (libero) che si solca ogni mattina e ogni sera, l'avvicendarsi delle stagioni e le vetrine sfavillanti ad esse collegate, quando c'è il sole viene da cantare mentre un pò si ride pure di tutto ciò, e... quel che è peggio, tocca anche ringraziare!...



| 19:57 | commenti (8)

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Phersephonae ~ mercoledì, 02 marzo 2005

Ci sono delle giornate che le capisci fin dall'inizio, quando dopo avere girato come una trottola per trovare un parcheggio decente ti capita davanti un soggetto che dopo averti rassicurato, sì-sto-uscendo-, dedica almeno cinque preziosissimi minuti all'aggiusto del cappotto, alla ricerca delle chiavi, all'inserimento della cintura, alla messa in moto con riscaldamento del motore, incurante del tuo sguardo che da supplichevole evolve al ringhioso, mentre dietro di te si forma una fila lunga e sonante (giustamente) . Infine, quando il malnato si toglie di mezzo e tu, sbattendo ovunque riesci ad incastrarti nel suo schifosissimo posto e fuggi, senza neppure chiudere bene lo sportello, ansando raggiungi la banchina sventolando mani, ombrelli e quant'altro, ecco, lì'aliscafo è partito, sì, in quel preciso istante,-il prossimo è "solo" fra un'ora-ti gridano i marinai  compassionevoli allontanandosi da te che rimani come color che stan sospesi tra la rabbia, lo scoramento, il freddo e la pioggia malefica e non ti resta altro da fare che chiudere meglio lo sportello e desiderare che arrivi presto la primavera...

| 11:03 | commenti (12)

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Metamorfosi di una farfalla


Un elemento in continua trasformazione, aria, fuoco, terra, acqua...



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