Metamorfosi Di Una Farfalla.

Phersephonae ~ mercoledì, 29 giugno 2005

 

 

Mi piacciono le farfalle, mi piace seguirne il volo quando ho la fortuna di vederle.

D'estate le farfalle hanno colori vivaci, scintillano nel taglio di luce che le inquadra, le ali sembrano più trasparenti, il volo più lieve, il fruscìo quasi percettibile. Svolazzano senza paura, ti girano intorno con inchini delicati, a volte rimangono sospese a mezz'aria, come incerte sul da farsi, e poi riprendono il  volo, verso le loro misteriose destinazioni. Mi chiedo se le farfalle abbiano un nido, e se vi tornino, la sera. Forse invece, creature del vento, non hanno vincoli, nè dimore, appartengono all'aria, e durano lo spazio d'un mattino.

"Farfalle" di Osaka

 

 



| 19:20 | commenti (4)

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Phersephonae ~ mercoledì, 15 giugno 2005

 

 

La Leggenda di Colapesce

 Colapesce è un nuotatore molto esperto "da recar meraviglia ai posteri"

 

Lasciata fin da bambino "la compagnia degli uomini", visse in mare tra giardini di corallo, conobbe le ninfe e seguì le sirene che lo sedussero con il loro canto,  "tenuto in molto pregio per la rara maniera del suo vivere" e, per le sue straordinarie capacità di nuotatore fu chiamato Cola Pesce. Avvenne allora che il re Federico II, avendo ricevuto notizie delle strabilianti imprese di Cola, lo volle mettere alla prova promettendogli grandi doni e la mano della principessa sua figlia qualora avesse superato tre difficili prove. Il re Federico, dal Palazzo Reale, gettò una prima volta, nel tratto di mare sottostante, un vaso d'oro e incitò Cola Pesce a ripescarlo. Il valoroso pescatore, dopo essersi tuffato nelle profondità del mare riaffiorò con grande abilità, riportando al re il vaso d'oro lanciato una prima e una seconda volta.

 

Al terzo tentativo, che era quello decisivo (gli avrebbe, infatti, consentito di avere in premio la mano della principessa...), Cola Pesce  non riapparve più in superficie. In realtà egli non era morto ma, giunto in fondo al mare, si era accorto che una delle tre colonne, quella settentrionale della Sicilia, la colonna Pelòro, era pericolosamente incrinata e che stava per spezzarsi con la conseguenza che l'isola potesse sprofondare da un momento all'altro. Fu così che decise di rimanere in fondo al mare, rinunciando alla ricchezza e all'amore, per sostenere sulle sue spalle la colonna di Capo Pelòro. Si dice dunque che quando avvengono le scosse telluriche nell'area dello Stretto ciò accade perchè  "Colapesce poverino, stanco di sorreggere sempre sulla stessa spalla la colonna di Capo Pelòro la passa sull'altra spalla e ciò causa movimento..."

 

Mi piace molto questa leggenda, e ci penso qualche volta, attraversando lo Stretto d'Italia, in quelle giornate piene di luce che riflettono sul mare il colore del cielo, ora azzurro, ora grigio metallo, ora dorato soffuso, mi piace pensare al pescatore generoso che dagli abissi profondi sostiene l'Isola.

Da bambina immaginavo che prima o poi avrei assistito ad un qualche prodigio proveniente dal mare, che so, un tesoro segreto riportato dalle onde o l'apparire di un vascello incantato... e tutt'ora, i momenti migliori che trascorro con me stessa sono quelli, silenziosi e solitari, sulla riva di questo Strettomare, antico come Ulisse e prezioso come tutte le leggende del mondo.



| 19:21 | commenti (13)

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Phersephonae ~ domenica, 05 giugno 2005

Dolore è il rompersi del guscio che racchiude la nostra  umana intelligenza.

Così come il nocciolo del frutto deve rompersi perchè il suo cuore possa esporsi al sole, così dobbiamo noi conoscere il dolore... e se imparassimo ad accogliere le stagioni del nostro cuore, così come accogliamo le stagioni che si susseguono nei campi, veglieremmo sereni durante gli inverni del nostro dolore... e se ancora ci meravigliassimo di fronte ai quotidiani miracoli della vita, il dolore ci apparirebbe non meno mirabile della gioia.

Quante volte ho pensato di provare troppo dolore, quello scaturito dall'incomprensione, dal volersi bene stranamente, diversamente, l'un contro l'altro armati, quante volte ho sentita grave e pesante l'ala della solitudine, e quante volte ancora l'ho combattuta con vigore, con ardore, con passione lacerante, ed infine l'ho assecondata con stanchezza, con sofferenza rassegnata. Forse avrei dovuto invece lasciarmi trasportare dall'onda, invece che cavalcarla, o provare a resisterle.

Non si scappa dal dolore, quello profondo più del mare, quello antico e sordo, e forse è l'amara pozione con la quale il medico che è dentro di te poco a poco guarisce il tuo io malato... occorre bere, fino all'ultima goccia, in silenzio e tranquillità, e aspettare che il rimedio faccia effetto.



| 22:42 | commenti (4)

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Metamorfosi di una farfalla


Un elemento in continua trasformazione, aria, fuoco, terra, acqua...



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