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Phersephonae ~
Tommasina se n'è andata, zitta zitta, di nascosto, s'è messa in piedi un giorno che nessuno la vedeva e a piedi scalzi, se n'è andata. Tommasina già da tempo aveva voglia di partire, di viaggiare, e la madre lo sapeva, lo temeva, la teneva stretta per le mani, non te ne devi andare, non devi lasciarmi mai, mai prima di me. E invece una mattina, sotto il sole, Tommasina se ne va, zitta zitta, scalza e leggera, che nessuno se ne accorge, lascia pure le sue cose, i suoi santi, le sue madonne, anche i suoi pensieri ben disposti sul comodino e se ne va, senza un saluto, senza avvisare. Non dovevi farlo, la rimprovera la madre, ferma e dura come una lapide di marmo, non dovevi andare via da sola, tu che sola hai paura, dove te ne vai senza portarmi con te, ed è un lamento secco, nodoso, ed è un singhiozzo che non si ingoia, che strozza la voce ma non la rompe, che piega la schiena ma non la spezza. Tommasina non ascolta e se ne va, e sorride pure, non si gira indietro, sorride già lontana, sorride birichina, sorride e il suo sorriso non la placa, quella madre implacabile, che la tira per la manica, che la chiama e poi la sgrida, mettiti almeno l'abito bello, quello bianco, altrimenti che dirà la gente, che te ne vai così, in fretta, senza scarpe?..Le comari si stringono attorno alla madre rabbiosa, non importa, le dicono quiete, lasciala andare così come vuole, è bella lo stesso, lasciala andare, ed è già lontana, salutala tu, ed è già tardi, chiudi la finestra, spegni la luce, Tommasina se ne vuole andare, se ne vuole proprio andare, ed è già andata...io vado, stai tranquilla che non ho paura, io vado, sorride ancora Tommasina, e finalmente si gira indietro e saluta, sorride e saluta. E' un saluto per te, amica cara, e fa buon viaggio. | 19:26 | commenti (8)
Phersephonae ~
Anima mia chiudi gli occhi piano piano e come s'affonda nell'acqua immergiti nel sonno nuda e vestita di bianco il più bello dei sogni ti accoglierà.
Nazim Hikmet | 17:23 | commenti (3)
Phersephonae ~
Esterno, sabato mattina presto. E' il momento migliore per andare al mercato, penso, poco traffico, frutta e verdura trionfano in bella mostra sui banchi e mi vengono cento ricette in mente, lo stato d'animo è quello giusto, c'è pure il sole, decido di parcheggiare nei pressi. Evidentemente non solo la sola ad avere questo afflato, dunque inizio a peregrinare da un isolato all'altro, visto che ormai la gente guida contemporaneamente almeno due macchine, il posto non c'è, neppure nei pressi più lontani. Sto per far rientrare tutte le ricette da dove erano uscite, ripiegando sul mio amico-nemico megasupermercato asettico dotato di ampio e confortevole parcheggio e carrello, quando lo vedo, tipica tenuta da parcheggiatore abusivo, mi fa larghi cenni e mi invita a parcheggiare la macchina bellamente in tripla fila. Ora, bisogna dire, per onestà di cronaca, che chi scrive non è esattamente un esempio di correttezza autostradale, data anche la discreta collezione di multe e qualche punto in meno, però, francamente, la tripla fila mi sembra eccessiva, e glielo faccio notare. Per nulla scomposto, l'omino con il berretto e il marsupio da lavoro, mi rassicura che quelle macchine posteggiate sono "morte", e cioè, nel suo gergo, i proprietari non le muovono mai, solo la domenica, signò, state tranquilla, potete parcheggiare. Incredibilmente, mi fido, chiudo e scendo, chiedo quanto devo. Mi guarda quasi risentito, qua non si deve niente a nessuno, è solo un'offerta, e l'offerta è libera. Non mi è sfuggito l'accento partenopeo, decisamente fuori piazza, e gli chiedo se è di Napoli,. "Sì, perchè?" Percepisco un mettersi sulla difensiva, lo rassicuro: "Perchè ci ho vissuto a lungo, ne ho un bel ricordo, ora vivo qui, e voi pure?" Mette insieme una risposta che è un capolavoro della commedia di Eduardo, tanto articolata quanto incomprensibile, comunque, a naso, capisco che è un soggiorno per così dire, "consigliato" da qualche pasticcio che avrà combinato, per cui dico ah sì, sì, e faccio per andarmene. "E voi, da che parte di Napoli stavate?" Mi segue. Gli spiego dove abitavo e mi spalanca due occhietti azzurrissimi e un gran sorriso sdentato "Ah, ma proprio vicino a me! Ma ci tornate per le ferie, qualche volta?" " Eh, veramente non tanto spesso, ma ho ancora dei cari amici..." E' inarrestabile: " Allora sentite che dovete fare, quando andate, dovete prendere quella strada, quella che chiamano 'a nazionale, avete capito quale?" Assolutamente no, è proverbiale la mia totale mancanza di senso di orientamento, ma dico sì,certo che ho capito. "E dopo che l'avete attraversata, ma proprio tutta, vedete che sulla destra c'è una fontana?" Ovviamente no, ma ovviamente dico sì. "Superatela e salite ancora verso la montagna (quale? Il Vesuvio? Il Matese? Non oso chiederlo) e poi arrivate ad un'altra fontana, però sulla sinistra, ce l'avete presente?" Certo che sì, sembra che nella sua toponomastica personale le direzioni siano segnalate dalle fontane, ma è impossibile fermarlo " Ecco, lo vedete quel camiòn della frutta?" Lo vedo, chiaramente, anche controsole. "Quello è di un'amico mio, carissimo, voi dovete andare là, cercate di Totò, dite che vi manda Totonno quello d'Isernia, quello che ha fatto il cameriere sedicianni in Germania, e vedete come si mette a disposizione vostra, quello che volete vi dà! Avete capito?" Sì,sì... ora però mi pare brutto andare a comprare la frutta al mercato, ma mi viene un pò fuori mano...non si arrende : "Pecchè, guardate, qua si sta pure bene, c'ho il mio lavoro, i miei clienti (fra cui certamente io) però Napoli è un'altra cosa, che v'aggia a dì, forza Napoli nostra!" Gli occhietti si velano un pò, io devo proprio andare e gli porgo la mano "Signor Totonno, è stato un piacere, ci vediamo magari il prossimo sabato..." Si esalta " Sì, che vi faccio conoscere una signora di Napoli, una grandissima (aiuto!) signora come voi, la moglie di un maresciallo (roba buona) così fra paesani ci consoliamo!" Mi dispiace dirgli che sono calabrese da generazioni e, dopo avergli messo in mano più di qualche spicciolo che lui educatamente non guarda, me ne vado. Aggirandomi fra i banchi del mercato la frutta la compro, ma solo qualcosina, il resto lo farò al supermercato, e prima o poi da Totò, quello del camiòn.
| 09:35 | commenti (7)
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Metamorfosi di una farfalla
Un elemento in continua trasformazione, aria, fuoco, terra, acqua... Counter
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