Finito, non sembra vero. Nella classifica dei principali motivi di stress, il trasloco occupa un posto di assoluto rilievo, e io, dall'alto della mia pluriennale esperienza, confermo, confermo, confermo. Stavolta penso proprio di avere toccato il massimo storico, mobili accettati, quadri sfigurati, oggetti spariti nel nulla, operai ovunque come cavallette impazzite, marito e figlie vaganti tra le macerie che hanno bisogno di tutto e domandano tutto, dall'acqua al sale, e tutto a te, divisa tra l'orrore e il terrore che tenti di raccapezzarti - l'accappatoio è in salotto-i piatti sono ancora nei pacchi-no, non mi ricordo dove ho messo le scarpe- ma proprio ora ti servono quei libri??? Capitolo a parte, poi, meriterebbero i rapporti con le cosiddette maestranze, ormai autentici manager dotati di palmare e ogni sorta di strumento tecnologicamente avanzato, i quali, sia per attaccare un chiodo o riparare un maledetto sifone che irriga ferocemente la cucina e i suoi dintorni partono da cifre che in altri tempi sarebbero state il compenso di una settimana di lavoro. E se provi a protestare si indignano, citano colleghi molto più onerosi, definiscono il lavoro eseguito come perfezione degna della certificazione di qualità, e poi tanto, alla fine, è sempre colpa dell'euro che, signora mia, ci ha rovinato tutti. Ma tutti chi?.. Comunque, miracolosamente, così come si abbatte la tempesta, così di colpo sfuria. Quando finalmente puoi usare il lavello, accendere la luce, tirare lo sciaquone, fare un piatto di pasta vero, che non sia comprato in gastronomia, e te lo mangi in un piatto altrettanto vero, e non in quelle terrificanti tegliette di alluminio sempre bucate da cui fuoriescono gli ettolitri di olio che sa Dio da dove provengono ma il tuo stomaco sa bene dove arrivano, allora sì, senti che l'alba è vicina, il peggio è passato, la casa è casa. Home, sweet home.