Torno a casa, incolonnata tra le altre macchine, motorini saettanti, rumori metropolitani mescolati ai pensieri, le prime luci di un Natale sempre più anticipato.
Penso di essere uno fra i pochi mortali normalmente stressati da normali giornate di lavoro più o meno produttivo, cui non dà particolare disagio il traffico del rientro. Lo considero come uno stand-by del logorìo della vita moderna, tempo per pensare, formulare ipotesi, predisporre obiettivi, immaginare il giorno dopo.
A volte, mentre si procede a velocità zero, mi capita di guardare chi mi affianca, incolonnato come me, e mi colpiscono certi visi, alcuni decisamente inespressivi, altri rabbiosi, clacsonanti senza pietà, altri invece telefonanti, immersi in discussioni fondamentali irrinviabili, infine altri ancora ottusi da frastuoni assordanti sparati a tutto volume.
Come se si avesse l'assoluta necessità di riempire tutti i tempi morti, come se fosse sempre necessario estraniare la mente, distogliere l'attenzione, deconcentrarsi.
Per quanto possa sembrare strano, mi capita spesso di vivere questo non-tempo, e qualche volta mi serve quasi da ricarica, specialmente quando conclude giornate inconcludenti, ed il pensiero di casa si associa a tutte le altre incombenze che attendono al varco, fastidiose come quel bucato steso da tre giorni che non si asciuga nemmeno a fiato.
Ok, fine post pseudo-esistenziale. La lavatrice ha finito, vado a stendere l'ennesimo...
Ti ascolto mentre parli d'amore, con una leggerezza che mi intenerisce.
Abbassi gli occhi quando ti sembra di scoprirti troppo, altre volte invece mi guardi dritto in fondo all'anima, con un coraggio inusitato, come se volessi trarre forza dalle tue stesse parole, dalle tue speranze, dai tuoi sogni inespressi.
Ti ascolto cercando di far tacere i miei pensieri, sforzandomi di non farti male con le mie riflessioni troppo dirette, che a volte diventano ansie, preoccupazioni, paure, e tu sembri non averne, quando vai giù decisa fino al cuore, la tua voce dolce, le vibrazioni che emani con i tuoi silenzi.
Le donne spesso non dicono, tengono stretta al cuore la chiave del loro cassetto segreto, proteggono con l'istinto i pensieri più delicati, che certe sere danno calore, riparano dal freddo, ma certe notti schiantano in testa, e l'urto rimbomba nel silenzio, e si contano le ore finchè venga l'alba, il giorno dopo.
Non è facile convivere con l'altra parte di sè, quando bussa e vuole uscire, e non sempre è possibile aprire la porta. Le donne lo sanno, e hanno imparato a serrare l'uscio con forza, e mentre chiudono piangono, salutano e piangono, ma il loro viso è solo appena increspato.
Poi, a tempesta passata, se ne fanno una ragione, e la trovano persino giusta.