Prendiamo una stanza, diciamo quattro metri per cinque, finestra opinabile compresa, dotiamola di una scrivania, una lavagna, sedie più o meno stabili, nient'altro.
Riempiamo i posti a sedere con una quindicina di persone di varia umanità, spaziando dalla madre di famiglia perennemente angosciata per i bambini a casa, alla fidanzata gelosa che manda sms a ritmo serrato, passando per il palestrato che ad un dato orario, cascasse il mondo, tira fuori (e addenta graziosamente) un panino da mezzo chilo perchè deve immagazzinare un certo numero di proteine, lasciando passare l'eterno depresso che la vita è uno schifo, la litigiosa che non riesce a socializzare con nessuno, il sapiente di turno che viene a lezione solo per cumulare le ore ma potrebbe senz'altro spiegare tutto a tutti, anche agli assenti, superando persino la tizia griffatissima con venti centimetri di unghie rifatte, e proviamo ad immaginare di dover trascorrere dalle cinque alle sei ore al giorno, pause escluse.
Ecco un tipico esempio di corso di formazione, possibilmente generico qual piuma al vento, lasciato al libero arbitrio del docente (io) che deve fronteggiare interesse pari allo 0,0001%, noia pari al 99%, pettegolezzi in libertà quanto basta.
Il massimo si raggiunge quando, di sabato mattina, con la mente alle centomila cose da fare in alternativa, i partecipanti implorano pietà e danno il via ad un torneo di "nomi, cose, città" da paura. "Prof, gioca anche lei?" La prof, che sarei sempre io, declina l'invito e decide di compilare moduli e registri, mentre si scatena la tenzone.
Impossibile resistere allo sgomento, quando, tra le varie perle di saggezza, ne esce qualcuna tipo: "un mestiere con la o?" "OROGRAFO!" Silenzio rispettoso tra i partecipanti, attoniti da tanto sapere. La prof alza gli occhi e chiede timidamente: "Scusate, e che mestiere è?" Risposta precisa del palestrato: "Ma come, prof, è quello che fa i gioielli, no?..." E certo, come no, pensare che avevo sempre detto solo "orafo"... non si finisce mai di imparare!
1. Prendere l'uomo di un'altra donna. Non intenzionalmente, voglio dire...
2. Cercare di essere diversa da quella che sono in ogni momento, pubblico e privato, tranne sulla scena o sul set...
3. Cucinare, cucire, lavare i piatti, pelare le patate, mangiare cipolle, rosicchiarmi le unghie.
4. Indossare calze bianche o far parte di una colonia di nudisti.
5. Interpretare parti di madre, parti tristi o stupide, parti di moglie virtuosa, tradita o roba del genere. Compatisco le donne deboli, buone o cattive che siano, ma non mi piacciono. Una donna dovrebbe essere forte sia nella bontà sia nella cattiveria.
6. Pensare male di qulcuno senza avere delle prove concrete o credere che sia inutile lottare contro il cosiddetto Fato - quell'impostore!
7. Camminare quando potrei stare seduta, o stare seduta quando potrei stare distesa. Credo di dover conservare la mia energia per le cose importanti.
8. Sposare un uomo troppo bello, un uomo che beve troppo o che non sa reggere l'alcol come un gentiluomo, un uomo facile da conquistare, facile vittima delle tentazioni - a meno che non sia io a condurre il gioco."
"Io non sono una persona modesta, ho una notevole considerazione per i miei talenti e oso credere che avrei anche potuto immaginare l'una o l'altra delle cose che mi circondano.
Avrei potuto inventare i lunghi fili d'erba, ma sarei stato capace di inventare la rugiada?
Avrei potuto inventare l'oscurità, ma sarei stato capace di inventare le stelle?
Di una cosa sono perfettamente sicuro", disse tra sè mentre rimaneva perfettamente immobile e ascoltava, "che non sarei mai stato capace d'inventare l'usignolo".