Immagino questo schermo come una finestra aperta sul mondo.
Quante volte ho girovagato tra le pagine web, curiosando, cercando emozioni, suggestioni o forse solo affinità o somiglianze.
Ho letto storie, ne ho scritte anch'io, più volte ho solo percepito un'immenso bisogno di comunicare, lanciare il proprio segnale, quasi un richiamo, come un messaggio in bottiglia.
Mi colpisce sempre la voglia di raccontarsi o magari trasformarsi in altro da sè, forse come si vorrebbe essere, forse come si è stati prima che l'onda d'urto, una delle tante che periodicamente investe tutti, colpisse, travolgendo, stravolgendo, confondendo o sconvolgendo le nostre certezze, i punti fermi o solo le aspettative.
E così può capitare di inventarsi persone diverse, magari forti così come non si è, padroni e sicuri di se stessi, mentre invece tutto il nostro essere reclama solo attenzione, aiuto, conforto.
Se solo si prova a leggere oltre le righe affidate alla rete, quante volte si possono percepire cento, mille voci che chiedono ascolto, in un complicato sistema di simboli e segni, maschere e volti. Tutto questo mi ricorda la favola di Peter Pan, una delle mie preferite, la lotta impari dell'eterno bambino con la sua Ombra capricciosa, che si stacca da lui per fargli dispetto, per poi ritornare e farsi ancora una volta ricucire addosso. Perchè solo allora Peter può tornare a volare, seconda stella a destra, verso l'Isola-che-non-c'è...
"L'immaginazione scopre, d'un tratto, l'essere favoloso.
La Fenice è anche l'essere della doppia favola: si infiamma con il proprio fuoco; rinasce dalle proprie ceneri.
Dovremo provare a vivere questo doppio miracolo, noi che non crediamo più a quello che immaginiamo." (Gaston Bachelard)