Sono entrata in chiesa, è antica, con le volte alte, quasi gotiche, la navata grande, i marmi.
Ai lati, statue tristi, scure, dolenti, rinchiuse dentro nicchie scavate e chiuse con cancelli di ferro come a stabilire una netta separazione tra cielo e terra, virtù e colpa, santità e peccato.
L'organo risuona un pò sfiatato, il coro arranca intonando nenie senza gioia.
Mi sono sempre chiesta perchè disturbi tanto il suono del silenzio, di certo più armonioso di questi canti stanchi, quasi costretti.
La chiesa è piena di gente, è un giorno di festa, la statua della Madonna è un trionfo di rose bianche, ciclamini rosa, qualche stella di natale squillante di rosso.
Anche lo sguardo di Maria è triste, sembra barcollante sotto il peso della corona di dodici stelle, le mani giunte piene di rosari e collane d'oro, i bracciali sono così tanti che dondolano sulla veste, alle dita anelli pieni di pietre infilati a metà, grazie ricevute o pegni per riceverne.
Sacro e profano, fede e commercio.
C'è l'omelia, lunga e solenne, si parla d'amore, di perdono, di tempo di attesa. Di redenzione, di vita nuova. La gente ascolta passiva, lo sguardo perso nel vuoto, bambini ciondolano passando di braccia in braccia, qualcuno bisbiglia al telefonino: sta finendo, quasi.
La predica adesso vira di colpo e dall'amore universale si passa a quello "giusto", "puro", "sacro", tutti aggettivi che portano in breve ad una filippica sull'omosessualità e ai suoi risvolti, fino ad arrivare a quelli penali. L'uditorio, comunque, rimane amorfo, senza particolari risvegli.
E d'un tratto, il colpo di scena. Davanti alla statua della Madonna si inginocchia una figura di donna, molto appariscente, capelli biondo tintissimo, ciocche irregolari tenute insieme da forcine di strass, inguainata in un tailleur nero, calze bianche a contrasto, scarpine bicolore, bianche e nere, nuovissime. Il viso nascosto da un paio di occhialoni neri però non riesce a nascondere un accenno di peluria, le labbra fresche di chirurgo maldestro, le mani sono così sciupate, grosse, robuste, indiscutibilmente da uomo, nonostante lo smalto discreto.
Con garbo si aggiusta un fazzolettino sotto le ginocchia, per non sporcare le calze immacolate, e poi prega, prega con le mani grosse giunte davanti al volto, prega con un fervore che si può quasi toccare, prega e niente sembra disturbare quell'anima, neppure gli sguardi che si posano insolenti, volgari, risvegliati di colpo dal loro sonno ipnotico. Chissà se sente le parole ben curate del prete, chissà se sente le spalle perforate dagli occhi come spade. Prega, e non sembra accorgersi di nulla.
Alla fine della funzione è ancora lì, immobile, ed anche io, nel banco a fianco, sto aspettando che sfolli la gente brusiante. Scioglie le mani, leva lo sguardo alla Madonna, le manda un bacio.
Si alza, raccoglie il fazzolettino, mi vede. Stira le labbra in un leggero sorriso, io ricambio, la guardo andare, sola. Alzo anch'io gli occhi alla Madonna, mi sembra sola anche lei.
Pioggia e sole cambiano la faccia alle persone
Fanno il diavolo a quattro nel cuore e passano e tornano
E non la smettono mai
Sempre e per sempre tu
Ricordati dovunque sei, se mi cercherai
Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai Ho visto gente andare, perdersi e tornare e perdersi ancora E tendere la mano a mani vuote E con le stesse scarpe camminare per diverse strade
O con diverse scarpe su una strada sola
Tu non credere se qualcuno ti dirà che non sono più lo stesso ormai Pioggia e sole abbaiano e mordono ma lasciano, lasciano il tempo che trovano
E il vero amore può nascondersi, confondersi ma non può perdersi mai Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai.