Benedetta ha gli occhi profondi e scuri in cui galleggia un dolore primordiale.
Eppure il suo sorriso timido esprime profonda saggezza, quasi avesse mille anni e mille vite vissute, una per ogni piegolina che si accartoccia tra gli occhi e le labbra.
Quando la giornata si fa pesante e sembra non finire mai, mi capita di andarla a trovare, nella sua casa in collina, immersa nel silenzio e nel verde selvaggio addomesticato solo a sprazzi da qualche ortensia rosa e da cespugli di lavanda odorosa.
La trovo sempre al lavoro, pota erbacce chiamandole per nome, accatasta legna che sarà indispensabile per l'inverno, quando dalle stufe si sprigionerà quell'odore di sottobosco intenso che ti impregnerà i maglioni e i capelli, accompagnandoti fino a casa.
Appena ti vede arrivare si ferma, si scosta i riccioli ribelli che le scendono sulla fronte e ti saluta con fragore, come se tu fossi sempre un messaggero di buone notizie e lei lieta di accoglierti e offrirti ospitalità, riposo e tisane di erbe selvatiche.
A seconda delle circostanze entriamo in casa, o ci sediamo fuori, sui gradini rustici pieni di formiche o sul muretto che circonda il piccolo pozzo, e subito arrivano i gatti a strusciarsi, sono animali socievoli, a volte salgono persino in macchina e vorrebbero scendere giù in città con te.
"Stai bene?" è la sua prima domanda, gli occhi puntati dentro i tuoi, scavano oltre le parole, oltre i silenzi, i brevi sorrisi, lo sguardo un pò perso.
Possiamo anche rimanere così, se vogliamo, senza altro dire, ad annusare l'aria, provando a prevedere il tempo che farà. Oppure a volte il dolore tracima, sgorga violento dal cuore ferito, lei lo raccoglie pietosa, lo fascia, lo accarezza, e te lo riconsegna pulito, lucido.
Se necessario, la sua mano ti sfiora, delicata, ne senti il calore ruvido, di pelle erosa dal sole, dalla fatica, dal lavoro, eppure decisa, tocca i punti più infiammati, pulsanti di sentimenti in subbuglio, senza pace.
Poi è il tempo del silenzio, l'ora in cui tutto si acquieta e il cuore e la mente si rivolgono altrove.
Benedetta te lo fa capire e ti invita con lei, senza fretta e senza pressione, se tu vuoi, altrimenti ti accompagna fino al cancello e ti saluta con il suo sorriso timido e i suoi occhi profondi.
Riscendo giù, nel traffico, in macchina ho un fascio di lavanda, il suo profumo mi accompagna.