L'anziana signora fa fatica a sentire quello che dico, è quasi sorda da un orecchio.
Ha fatto una lunga fila ed ora è qui, seduta di fronte a me, in punta alla sedia, sulle spine.
E' una delle tante persone che oggi sta richiedendo un modesto "bonus" per le sue comprovatissime condizioni di povertà, eppure è agitata, cerca di spiegarmi che giù, al piano di sotto dell'ufficio, una dipendente l'ha fatta spaventare perchè le ha detto, con fare minaccioso, che rischia di perdere la pensione di invalidità, una cifra incredibilmente alta, circa duecentocinquanta euro, se osa chiedere pure il bonus.
A nulla valgono le mie parole, piange e si sforza di giustificare il suo bisogno con una tristissima storia di rate di mutuo non pagate, di prestiti richiesti per sposare i figli, di una vita difficile in un mondo ostile che lei sente a malapena, e questo la isola ancora di più.
Piange con dignità, senza parlare, le lacrime rotolano sulle guance e si affretta ad asciugarle, mi assicura che lei ha davvero bisogno di quei soldi e che se perde la sua piccola pensione non sa proprio come fare, e la tizia al piano di sotto è stata cattiva e sgarbata, l'ha trattata come una mendicante ladra e disonesta.
Mi finiscono le parole, restano gli sguardi, una mano sulla sua, stia tranquilla signora, non le succederà niente...se ne va, con il suo fascio di carte stretto stretto, la vedo arrancare per le scale, stanca, mi chiedo quanti anni possa avere, sembra davvero anziana.
Riguardo la sua domanda, scorro le informazioni anagrafiche: non ha neppure cinquant'anni.